Tumore della prostata, nuovo protocollo evita le biopsie inutili
Esame invasivo può essere risparmiato a più della metà delle persone con Psa alto
Eseguire delle indagini diagnostiche non invasive di secondo livello consente di evitare la biopsia in oltre la metà delle persone che hanno valori del Psa elevati. È quanto emerge dai dati preliminari di uno studio pilota (PROscreenMRI) promosso da Istituto di Candiolo Irccs, dal Centro di Riferimento per l'Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica (Cpo) in Piemonte, dall'AOU San Luigi Gonzaga in collaborazione con l'Asl TO5, con l'obiettivo di valutare un nuovo modello per la diagnosi precoce del tumore della prostata. Con circa 41 mila nuovi casi ogni anno, il tumore della prostata è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile italiana. Nonostante l'elevata incidenza, a oggi non esiste ancora un programma nazionale di screening organizzato, soprattutto a causa dell'assenza di un test idoneo. Il nuovo studio, finanziato dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, ha verificato l'efficacia di un percorso di screening in cui le le persone con valori alterati di Psa non eseguono la biopsia (come prevedono i protocolli tradizionali) ma eseguono una risonanza magnetica e vengono valutati tramite l'utilizzo di appositi algoritmi di calcolo del rischio di tumore. Tra i 146 partecipanti che hanno completato l'intero percorso diagnostico, il 63% è stato indirizzato a un semplice ciclo di controlli, evitando la biopsia. "Questo studio rappresenta un passaggio fondamentale verso la costruzione di un programma di screening organizzato per il tumore della prostata", ha dichiarato Vittoria Grammatico, responsabile dell'Unità Valutazione e Organizzazione Screening dell'Asl TO5. "I dati preliminari confermano che possiamo migliorare l'identificazione dei tumori clinicamente significativi, evitando al tempo stesso indagini inutili", aggiunge Daniele Regge, radiologo e principal investigator dello studio all'Istituto di Candiolo Irccs.
A.Maggiacomo--LDdC