La Domenica Del Corriere - Fabio Testi compie 85 anni 'ma ne sento 20, difendete il nostro cinema'

Fabio Testi compie 85 anni 'ma ne sento 20, difendete il nostro cinema'
Fabio Testi compie 85 anni 'ma ne sento 20, difendete il nostro cinema'

Fabio Testi compie 85 anni 'ma ne sento 20, difendete il nostro cinema'

Il 2 agosto il compleanno, a Ischia Global per l'omaggio a De Sica

Dimensione del testo:

Festeggerà i suoi atletici ottantacinque anni il prossimo 2 agosto, con figli e nipotini nella tenuta veneta dove produce, e vende, anche energia solare: Fabio Testi è a Ischia Global Festival per accompagnare la proiezione speciale del capolavoro 'Il Giardino dei Finzi Contini' per l' omaggio a Vittorio De Sica voluto da Pascal Vicedomini. "Quanti anni mi sento? 20! - scherza - o meglio non sono cambiato da allora. E per questo ringrazio il padreterno e la genetica. Probabilmente ho un aspetto che mi ha fatto crescere senza complessi, con autostima, anche nel rapporto con le donne che amo in maniera totale: ho sempre avuto quello che ho desiderato. Noi veneti caratterialmente abbiamo una vena napoletana, siamo aperti", nota l'attore raccontando dei set con l'amico Squitieri e con Patroni Griffi. I ricordi di una carriera da ultimo divo italiano per bellezza e carisma, e delle tante partner amate sul set e fuori ("ora ho una relazione riservata, sono sempre andato d'accordo con tutte. Ma voglio sottolineare il talento di Paola Quattrini e Rita Pavone"), lasciano spazio a temi sociali e alla denuncia di un uomo maturo e vitalissimo che sa indignarsi sempre. "Il cinema americano si è impossessato del cinema italiano, delle sale italiane, della televisione che è politica, i film spesso sono stati propaganda: personalmente amo i registi giovani, ho fatto un film bellissimo passato a Berlino in concorso e mai uscito in Italia: siamo una colonia schiavizzata dagli americani! Il nostro mercato è stato ucciso, in Francia almeno oltre a far vedere gli stupendi film Usa proteggono il 50% della produzione nazionale. Dobbiamo salvare la nostra cultura - insiste -, la nostra tradizione, noi attori abbiamo il dovere di ribellarci a tutto questo, siamo attori e come tali dobbiamo usare l'arma della parola". E ancora, su un'attualità che da patriarca tranquillo non gli piace affatto: "Stiamo vivendo un momento negativo: morti, guerre, morti e basta. Stiamo spendendo miliardi in armamenti e non abbiamo la possibilità di avere un ospedale. Quando sono andato alla Mostra di Venezia con un cartello per denunciare i 15.000 bambini morti a Gaza nessuno volle farmi un'intervista. Oggi sono 35.000 i bambini morti, e ancora nessuno dice niente. I miei nipotini quando incontreranno un palestinese non dovranno sentirsi dire: il nonno non ha fatto niente, nessun italiano si è ribellato. L'arte deve unire l'ebreo e il palestinese, metterli in condizione di parlare perché la conoscenza ti fa amare le persone, non odiarle. Sono di cultura tradizionale veneta, un salesiano, la nostra generazione è cresciuta, giustamente, con un modello, quello di patria e famiglia. Adesso non abbiamo più ideali da amare".

L.M.Domiano--LDdC