Ritratto di Pavlo, da attore a cecchino nell'esercito ucraino
Nel documentario Meduza di Morin in arrivo sulle piattaforme digitali negli Usa
Il cecchino "non è uno che uccide ma che guarda, che ama la natura, le persone, gli animali, la Terra, il respiro del vento, il tocco dell'acqua. E' l'antenna più diretta della percezione della realtà". Lo spiega Pavlo Aldoshyn, attore ucraino trentenne, che dopo l'invasione da parte della Russia nel suo Paese si è arruolato nell'esercito diventando un cecchino. Una trasformazione possibile mettendo a frutto quanto appreso da reali tiratori scelti dell'esercito, durante la preparazione di un film Sniper: The White Raven che aveva da poco interpretato. Il suo racconto e quello della sua compagna Katarina, sono centrali nel mosaico, dall'Ucraina all'Ecuador, dal Giappone all'India formato da Meduza, il documentario di Roc Morin al debutto negli Usa sulle piattaforme digitali in concomitanza con l'avvicinarsi del quarto anniversario dell'inizio dell'offensiva (iniziata il 24 febbraio 2022) "Come attore ogni ruolo ti arriva quando sei pronto. Io ero pronto per entrare in quella guerra" sottolinea Aldoshyn, che vediamo in due anni di interviste, sempre più provato ma anche con un suo ordine di valori spirituali, speranze a sogni. La guerra "è qualcosa di nero e orribile - dice Katarina che nei mesi di conflitto ha con il compagno una figlia - e sai che c'è una flebile luce, ed è la famiglia con Pasha". Anche se più l'offensiva va avanti più la situazione si fa difficile: "Lui non può fermarsi, è come ostaggio di questa guerra. Non parla onestamente con se stesso - sottolinea - perché sarebbe insopportabile per lui". "Morin aveva iniziato a documentare la guerra come giornalista per la carta stampata nel 2014 e, dopo l'invasione su vasta scala, era volato in Polonia, aveva attraversato a piedi il confine e aveva fatto l'autostop fino a Leopoli, perché all'epoca non esistevano trasporti organizzati diretti nel Paese" si spiega nelle note di produzione. Mentre era a Kiev, la coproduttrice Leila Wolf ha incontrato Pavlo, che si trovava per un breve periodo in congedo dal fronte. Lei e Morin sono rimasti colpiti "dalla sua prospettiva spirituale unica nel contesto della guerra. Assistere alla trasformazione psicologica di Pavlo nel corso dei due anni di riprese e all'impatto del suo coinvolgimento nella guerra sulla sua mitologia spirituale e sulle sue relazioni, costituisce il nucleo del film e mostra i costi intimi della guerra. Pavlo combatte ancora oggi in prima linea per il suo Paese". Il racconto di Morin del conflitto passa anche attraverso altri incontri in Ucraina, come quello con Dmytro, pittore residente a 10 km dal fronte, che riporta nei suoi quadri i traumi della guerra e il compositore Roman Grygoriv che dai bozzoli di un missile, ha creato una sorta di violoncello che suona nella sua opera The voice of hell's arrow. Voci che si uniscono al coro raccolto dal regista, anche negli altri Paesi visitati, su temi come i legami tra esseri umani e natura, vita e morte, rinascita e speranza.
S.dEsposito--LDdC
