Studio, senso del tatto può 'rimodellare' l'idea della posizione delle dita
Ricerca coinvolge Atenei Pisa, Roma Tor Vergata e Istituto di tecnologia
Uno studio che coinvolge Università di Pisa, Istituto italiano di tecnologia e Università di Roma Tor Vergata dimostra che il senso del tatto può "rimodellare" l'idea della posizione delle dita: è la propriocezione, la capacità subconscia di percepire posizione e movimento del corpo nello spazio, lo speciale "sesto senso" a cui contribuiscono recettori dei muscoli e dei tendini. La ricerca, si spiega in una nota, pubblicata sul Journal of the Royal Society Interface, dimostra l'importanza dello stiramento della pelle, che attraversa le articolazioni durante il movimento volontario attivo, nel farci capire la posizione degli arti. Per farlo i ricercatori hanno sviluppato Twist (Tactile wearable interface for skin stretch), un dispositivo indossabile e non invasivo che amplifica lo stiramento naturale della pelle attorno all'articolazione interfalangea prossimale (Pip), l'articolazione centrale del dito indice. Durante l'esperimento, i partecipanti dovevano riprodurre con una mano la posizione che ritenevano avesse l'altra, prima a mano nuda e poi indossando il dispositivo. "Aumentare lo stiramento della pelle ha portato i partecipanti a comportarsi come se il dito fosse più flesso di quanto non fosse realmente - spiega Eleonora Fontana, ingegnera dell'Università di Pisa, una delle autrici dello studio -. Di conseguenza compensavano questa percezione alterata mantenendo il dito leggermente più esteso: una prova diretta che il sistema nervoso incorpora attivamente la deformazione della pelle quando stima la postura del corpo". Secondo Matteo Bianchi, professore di ingegneria dell'Università di Pisa, "le ricadute della nostra ricerca riguardano soprattutto le tecnologie indossabili, che sono l'elemento centrale del progetto Perceiving, finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza (Fis). Approcci simili potrebbero un giorno sostenere la riabilitazione dopo un ictus, restituire un feedback sensoriale più intuitivo a chi usa protesi robotiche, o rendere più naturale l'interazione nella realtà virtuale e nella teleoperazione". Tra gli sviluppi futuri, il gruppo punta a un prototipo indossabile su più articolazioni, per studiare come pattern distribuiti di deformazione cutanea contribuiscano alla percezione dell'intera configurazione della mano.
A.Famiglietti--LDdC