Trovate cellule invecchiate anche nel cervello in via di sviluppo
Il loro ruolo cambia nel corso della vita e potrebbero diventare un bersaglio per terapie
Cellule invecchiate, che non muoiono ma che hanno smesso di dividersi e che non funzionano più normalmente, non sono una caratteristica solo delle persone in età avanzata: sono state trovate anche nel cervello in via di sviluppo di bambini sotto i 5 anni di età. Ciò dimostra che queste cellule, chiamate 'senescenti', hanno una doppia faccia: nelle ultime fasi della vita hanno effetti negativi, guidando l'invecchiamento e facilitando la comparsa di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, ma nei giovanissimi hanno invece un ruolo positivo necessario per lo sviluppo cerebrale. È ciò che suggerisce lo studio pubblicato sulla rivista Cell guidato dalla Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York, che indica i meccanismi implicati come possibile bersaglio per trattamenti futuri volti a preservare la salute del cervello. "Siamo stati entusiasti di vedere chiari segni di senescenza sia nel cervello invecchiato che in quello in via di sviluppo", afferma Anina Lund, prima autrice della ricerca. "I nostri risultati supportano l'idea che alcuni geni favoriscano la sopravvivenza o la fertilità nelle prime fasi della vita, ma causino danni in seguito - aggiunge Lund - contribuendo all'invecchiamento e alle malattie". Gli autori dello studio hanno analizzato campioni di corteccia cerebrale prelevati da 187 individui grazie a biopsie effettuate durante interventi chirurgici, e hanno poi confrontato i dati con quelli ottenuti da tecniche di imaging come la risonanza magnetica. Ciò ha consentito ai ricercatori di collegare le caratteristiche molecolari del cervello con quelle strutturali, dimostrando che la senescenza cellulare svolge ruoli diversi non solo a seconda della fase della vita, ma anche in base al tipo di cellula coinvolta. Ad esempio, nella microglia, le principali cellule immunitarie del cervello, il meccanismo è associato a volumi cerebrali maggiori, mentre nei neuroni eccitatori, quelli che stimolano altri neuroni, ha l'effetto opposto.
M.Vecchiarelli--LDdC