Apnee del sonno per 24 milioni di italiani, solo 460mila con diagnosi
Neurologi, 'disturbo che può essere trattato'. Il 13 la giornata mondiale
Sarebbero, secondo stime epidemiologiche, oltre 24 milioni gli adulti che in Italia presentano forme di apnee ostruttive del sonno (Osas) lievi o medio-gravi, ma di questi solo circa 460.000 sono stati diagnosticati e poco più di 230.000 trattati negli anni recenti. Le conseguenze di questa disomogeneità nella diagnostica e nella presa in carico non sono solo personali: aumentano i costi sociali, il rischio di incidenti legati alla sonnolenza e la pressione sul sistema sanitario. Per questo, in vista della Giornata mondiale del sonno del 13 marzo, gli esperti della Società dei neurologi neurochirurghi neuroradiologi ospedalieri italiani (Sno) ricordano che condizioni come le le apnee del sonno, spesso considerate un fastidio da sopportare, oggi possono essere diagnosticate e trattate con strumenti consolidati. Alla luce di ciò, viene chiesta l'implemetazione di misure concrete, tra cui: ridurre i tempi di attesa per diagnostica e avvio terapie (mappatura dei centri, standard di risposta); integrare percorsi tra neurologia, pneumologia, otorinolaringoiatria e odontoiatria; aumentare la consapevolezza pubblica: molti pazienti non sanno che esistono terapie efficaci o spiegazioni mediche alla loro stanchezza cronica; sfruttare la telemedicina per visite e follow-up, snellendo i percorsi e migliorando aderenza e comfort. "Investire nel sonno significa investire nella salute pubblica e nella prevenzione delle demenze - sottolinea Pasquale Palumbo, presidente della Sno -. Numerose evidenze mostrano che qualità e durata del riposo modulano meccanismi biologici cruciali: trascurarli significa perdere opportunità concrete di evitare o rallentare il declino cognitivo". A tal proposito, Nivedita Agarwal, neuroradiologa della Sno, spiega il ruolo del cosiddeto 'sistema glinfatico'. "Durante il sonno profondo il movimento del liquido cerebrospinale facilita la rimozione di proteine e metaboliti che si accumulano con l'attività neuronale: un processo di 'pulizia' che, se compromesso (sonno breve, frammentato o ipossiemico), può favorire l'accumulo di sostanze come la beta-amiloide - spiega Agarwal -. Ricerche recenti collegano la qualità del sonno a indicatori di funzionamento glinfatico e a parametri di memoria: il messaggio pratico è semplice e urgente, migliorare il sonno è una strategia di prevenzione modificabile".
M.Renzulli--LDdC